Cellino conferma l’addio al calcio
“Il 30 giugno lascio il Cagliari”
Il presidente mette in conto una possibile retrocessione, “ci può stare”, e ribadisce che lascerà la società. Intanto però non si vedono all’orizzonte possibili acquirenti
CAGLIARI – Dopo 15 anni il destino del Cagliari e quello di Massimo Cellino sembrano destinati a dividersi. Almeno così sostiene il presidente rossoblù che anche oggi ha ribadito la sua intenzione di cedere la società. Il proprietario del Cagliari fissa anche una data per l’addio, il 30 giugno del 2008. Tuttavia non da indicazioni su chi potrebbe succedergli alla guida della società.
"I tifosi mi hanno chiesto di andar via e il 30 giugno 2008 lascerò – ha detto ai microfoni di Radio Kiss Kiss –L'ho promesso a me stesso e alla mia famiglia. In 18 anni ho sempre onorato i miei impegni con il club, dai bilanci ai pagamenti. Bisogna essere realisti, in Sardegna si fanno tanti sacrifici per tenere una squadra in serie A".
Cellino dice addio al calcio, dunque, e sembra rassegnato a lasciare la squadra in serie B. "Sono preoccupato come i tifosi, ma bisogna giocare e aspettare, ma una retrocessione ci può stare", ha dichiarato. Poi ha precisato che la società "crede comunque nella salvezza", ma la sensazione generale è che abbia già gettato la spugna. La conferma sembra proprio il licenziamento del direttore sportivo Nicola Salerno, liquidata con la solita teoria ‘aziendalista’: "I direttori sportivi sono rimasti indietro di trent'anni nella mentalità calcistica. Ho bisogno di un aziendalista, non di uno che sia itinerante".
Intanto però il numero uno rossoblù non ha ancora comunicato chi sarà alla guida della società dopo il suo addio. Per ora non sembra ci sia nessuno interessato a rilevare il club. In passato si è fatto i nomi del Presidente della regione Renato Soru e dell’imprenditore edile Sergio Zuncheddu, proprietario anche dell’Unione Sarda. Tuttavia nessuna di queste voci ha avuto riscontri concreti e il Cagliari è restato nelle mani di Cellino. E anche al momento sembra probabile che la proprietà della società non cambi. Anche perché non si vedono all’orizzonte magnati russi con il portafoglio pieno.
19 / 02 / 2008
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