Attentati agli amministratori locali
Sono già nove dall’inizio dell’anno

Il preoccupante fenomeno è in crescita in Sardegna. Se ne è parlato nel corso di una tavola rotonda organizzata dall’Anci. Le vittime chiedono una maggiore presenza delle forze dell’ordine e una migliore attuazione della legge regionale che prevede il risarcimento dei danni subiti
CAGLIARI – È allarme in Sardegna per la crescita degli attentati e degli episodi di violenza contro sindaci e amministratori locali. Dall’inizio dell’anno, secondo i dati forniti dal procuratore generale d’Appello Ettore Angioni, si contano già nove episodi, che si aggiungono ai 75 del 2007 e ai 67 del 2006. Il 30% degli attentati nell’Isola riguarda amministratori locali. Un fenomeno preoccupante che ha raggiunto una frequenza sette volte superiore alla media nazionale. E che le vittime vogliono cercare di capire e arginare. "La prima risposta degli amministratori è rimanere al loro posto, senza dimettersi, dando così una straordinaria testimonianza di senso civico", ha dichiarato stamattina il presidente dell'Anci Sardegna e sindaco di Carbonia, Tore Cherchi, nel corso di una tavola rotonda organizzata dall’associazione dei comuni italiani per sensibilizzare sul tema "Sicurezza, legalità e controllo del territorio".
All’incontro, che si è tenuto alla sala convegni del Cis in viale Bonaria, hanno preso parte numerose vittime di attentati e minacce. Da parte loro la richiesta di una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio e tra la gente e una migliore attuazione della legge regionale che prevede il risarcimento dei danni subiti. "Farebbe piacere non sentirsi degli eroi, quasi che questi atti fossero un rischio professionale, ma essere più tutelati”, ha detto il sindaco di Tortolì, Marcella Lepori, anche lei vittima di intimidazioni. “Inoltre – ha continuato – è uno strumento invalso che viene utilizzato per la risoluzione dei conflitti perchè non funziona la giustizia ordinaria e perchè si è certi di rimanere impuniti".
Hanno partecipato alla tavola rotonda anche il presidente della Regione, Renato Soru, e quello del Consiglio delle Autonomie locali, Graziano Milia, che hanno individuato nelle troppe polemiche politiche una delle possibili cause del fenomeno. "A volte trasmettiamo un messaggio di non rispetto – ha affermato Milia – . Fare l'amministratore non ce lo ha ordinato il medico e noi per primi dobbiamo tenere la testa sulle spalle, non accettare provocazioni e diffondere sempre più maggiore cultura". Mentre Soru ha aggiunto: “a fronte di una innata mitezza dei sardi, molta violenza nasce dalla ricerca di accaparramento, ai fini privati, di beni pubblici e dalla ribellione a quella che viene percepita, a torto, una ingiustizia (un abuso edilizio, una mancata concessione o autorizzazione, ecc.)".
Le forze dell’ordine hanno garantito illoro massimo impegno per cercare di risolvere il problema. "Seppure di fronte ai tagli sulle risorse finanziarie ed umane l'Arma si sta impegnando per utilizzare al meglio gli strumenti a sua disposizione”, ha assicurato il generale Carmine Adinolfi, comandante regionale dei Carabinieri. “Siamo sempre più a contatto con la gente e nei piccoli centri abbiamo adottato un sistema citofonico piuttosto che lasciare un militare in caserma. Però – ha puntualizzato – esiste in alcuni paesi, come Lula e Orune, un problema di accasermamento e alcuni carabinieri non vivono la realtà del posto ma sono costretti a fare i pendolari. Dopo le risposte a carattere investigativo si attendono altre risposte: ognuno deve fare la propria parte".
18 / 02 / 2008
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