Acqua, in Sardegna neanche
il 57% arriva ai consumatori
Il dato, contenuto nelle "100 Statistiche per il Paese" dell'Istat, è relativo alle immissioni del 2005 e segna un peggioramento rispetto ai livelli del 1999. Lontano l’obiettivo del 75% da raggiungere entro il 2013. La media nazionale è del 70%
CAGLIARI – Neanche il 57% dell’acqua immessa nella rete sarda nel 2005 è stato effettivamente erogato agli utenti finali. È il dato che emerge dalle "100 Statistiche per il Paese" dell'Istat. Lo studio indica come la nostra regione sia una delle più lontane dall’obiettivo fissato per il Mezzogiorno: il 75% entro il 2013. La media nazionale si attesta di poco sotto al 70% (69,9%). Il valore del 2005 (59,8%) segna anche un peggioramento rispetto al livello del 1999 (56,9%) con una variazione negativa del 3%.
LA TABELLA DELLE REGIONI
Le regioni più efficienti sono quelle del Nord, in particolare la provincia di Bolzano (86%), la Liguria (80,9%) e la Lombardia (78%). Tutte, eccetto il Friuli-Venezia Giulia (al 66,5%), si collocano nelle classi più alte, con valori percentuali che in molti casi superano, già nel 2005, il valore target fissato per le regioni del Mezzogiorno, che avranno l'obbligo di raggiungere il 75% entro il 2013. Le regioni del Centro si trovano in una situazione abbastanza soddisfacente, tranne il Lazio (66,8%). Nel complesso la ripartizione si attesta poco al di sotto del 70%.
Le più lontane dall’obiettivo 75% sono le regioni del Mezzogiorno che, nel complesso, si attestano a circa il 63 per cento. Valori superiori alla media, ma ancora al di sotto del valore target, per la Calabria (70,7%), la Sicilia (68,7%), la Basilicata (66,1%) e la Campania (63,2%).
Assieme alla Sardegna le regioni più in difficoltà sono Abruzzo e Puglia, quella in assoluto con il valore più basso (53,7 per cento nel 2005).
Il confronto con i livelli del 1999 mostra un generale peggioramento, a eccezione di poche realtà regionali come Valle d' Aosta, province autonome di Trento e Bolzano, Veneto, Puglia e Sicilia. La percentuale di acqua erogata sul totale dell'acqua immessa nelle reti di distribuzione comunale - sottolinea l' Istat - quantifica l'efficienza della rete di distribuzione in base ai flussi di acqua potabile destinata ai consumi, anche se computa tra le perdite la componente destinata agli usi pubblici. È un indicatore introdotto solo di recente a livello nazionale e fa parte del set di indicatori per gli obiettivi di servizio previsti nel Quadro Strategico Nazionale per le politiche di sviluppo regionale 2007-2013.
Sebbene l'Italia abbia un patrimonio idrico notevole grazie alla presenza di numerosi bacini di approvvigionamento sia sotterranei sia superficiali - rileva infine l'istituto di statistica -, in alcune regioni si presenta ancora una carenza d'acqua destinata al consumo umano, molto spesso imputabile anche al cattivo funzionamento della rete di approvvigionamento e di distribuzione.
12 / 05 / 2008